giovedì 21 gennaio 2010

Attenti alle parole! I ragazzi di Treviso non dovrebbero sapere certe cose.

È un progetto. Per meglio dire un'attività, anche se, visto l'argomento, può risultare ambigua. Diciamo allora che è un approfondimento, ma neanche questo termine rende l'idea e ci porta in facili doppisensi. E allora come possiamo definirlo? Chiamiamolo così com'è: un corso.

Il suddetto si è tenuto in una scuola media di Treviso, e di cosa si è parlato? Semplice: di sesso. I dodicenni, spinti da una forte curiosità, causata dalla conoscenza di termini sentiti solo per caso, ma ai quali non hanno mai potuto dare una effettiva definizione, hanno timidamente chiesto ai loro insegnanti delucidazioni su questi argomenti. E loro sono stati ben lieti di rispondere a domande del tipo: "cos'è un vibratore, il sesso anale, i transessuali".
Molti di loro, vista l'età, erano già conoscitori (esperti) dei seguenti termini. Altri, invece, avevano magari qualche idea distorta che li avrebbe confusi con l'avanzare dell'età (e credetemi, succede).

Ma quello che sconvolge in questa storia sono i genitori degli alunni, che hanno intimato al dirigente di terminare immediatamente il corso. Sono argomenti che, a detta loro, dovranno affrontare con più calma e tra qualche anno.

Mi rivolgo a voi, ingenui genitori, ma credete veramente che vostro figlio/a, ora che è venuto a conoscenza dei "fatti" si senta in obbligo anche di provarli (se non l'ha già fatto). Sta nell'educazione e nella mente del ragazzo la decisione, se proprio vogliamo metterla su questo piano. Credo che acculturarsi sull'argomento, per evitare problemi indesiderati in futuro, sia d'obbligo. Perché la nostra nazione deve continuare ad essere così pudica? Perché non riusciamo a scrollarci da dosso tutto ciò che la Chiesa incongruentemente cerca di infilare nei nostri cervelli?Perché non apriamo gli occhi e non la finiamo di puntare il dito contro "certe persone"?

Siamo maturi, e dimostriamo ai nostri figli come esserlo.

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